Chi in questi anni si è interessato al tema dello sviluppo della montagna non può che restare sconcertato di fronte al fatto che da un lato la Regione ha commissariato le Comunità Montane, dall’altro la Provincia ha soppresso la Direzione d’Area montagna. Lo sconcerto aumenta di fronte alla sensazione diffusa (mi augurerei di essere smentito!) che a fronte di questi provvedimenti in negativo, nessuno “abbia alba” di qualcosa di nuovo ed alternativo da proporre. E allora tanto per dir qualcosa, anche chi non ha titolo può immaginarsi nuovo scenario.…
La Provincia potrebbe proporsi sul tema della montagna con una Direzione della Rete dei Servizi per la montagna, con l’obiettivo di mettere in rete i servizi esistenti e sviluppare ulteriormente una rete dei servizi articolata sul territorio, e tarata sulla specificità della montagna, in modo da garantire anche ai paesi più periferici una qualità di vita, in termini di disponibilità di servizi, uguale a quella di chi vive in città: dai trasporti, alla scuola, all’assistenza, alla sanità ecc.
La Provincia con l’omogeneità di presenza a livello di tutto il sistema montagna, garantirebbe l’uniformità dell’intervento, e favorirebbe economie di scala. La presenza della Provincia comunque dovrebbe limitarsi ad un ruolo di regia, lasciando ai singoli Comuni l’intervento diretto sul territorio e quindi il rapporto con i propri cittadini. Diventando antenna locale del sistema di servizi provinciali, i Comuni potrebbero meglio assolvere al ruolo prioritario che loro dovrebbe competere: quello di animatori della vita sociale, culturale ed economica dei singoli paesi.
Il ruolo della Provincia nel settore dei servizi dovrebbe essere affiancato nei settori dello sviluppo dalla Regione, attraverso una Agemont rinnovata nel ruolo e negli obiettivi. Un centro d’innovazione tecnologica per la montagna si giustifica infatti non per incubare ad Amaro alcune imprese che potrebbero comunque venir ospitate dal Cosint, ma per farne il centro di una rete che valorizzi tutte le opportunità di sviluppo della montagna. Quindi il centro di innovazione dell’agricoltura in montagna sviluppando tutte le opportunità di prodotto ed una nuova politica di marketing di tutto il sistema agroalimentare. Il centro dell’innovazione per l’ambiente con lo sviluppo dei consorzi obbligatori fra i proprietari pubblici e privati dei beni silvopastorali Il centro di innovazione del sistema turistico della montagna, sistema da innovare sia sotto il profilo dell’impiego delle tecnologie dell’ICT sia sotto il profilo organizzativo, gestionale e dell’innovazione. Il Centro di innovazione dei laboratori di trasferimento tecnologico, per favorire l’innovazione di prodotto e di processo in tutto il sistema delle microimprese industriali, dell’artigianato e dei servizi.
Se le antenne sul territorio d’una nuova presenza della Provincia, devono essere i Comuni, le antenne per gli interventi della Regione dovranno essere le associazioni di categoria e i vari consorzi, costituiti da costituire o da rinnovare, che riuniscono gli operatori locali dei diversi settori economici.
In questa ottica una azione parallela di rafforzamento anche dimensionale dei Comuni, consentirebbe di farne le strutture capaci di realizzare, anche nelle periferie, la sintesi locale tra l’Agemont e la Provincia. Sintesi necessaria ed indispensabile per ricreare le “economie di paese” come fondamento per una nuova qualità del “vivere in paese”, per fare quindi della montagna un luogo dove non si è stati condannati a vivere, ma ove si sceglie di vivere, attirando magari anche altri a condividere questa scelta…
Se poi si arrivasse alla definizione di una regia unica tra le due Province che amministrano territori montani e la Regione attraverso l’Agemont, e ad un rilancio della rete a banda larga con relativi servizi, si potrebbe anche finire per non accorgersi che sono sparite le Comunità Montane…
giovedì 17 settembre 2009
mercoledì 9 settembre 2009
Sindaco manager dello sviluppo.

Ho cercato di inviare per e-mail il mio documento sul Comune di Carnia a tutti i sindaci, ma è stata una impresa titanica, ed in qualche caso non ci sono riuscito. E’ possibile che non ci sia messi d’accordo neppure sul formato di posta elettronica con cui raggiungere i Sindaci! Complimenti a Sutrio, l’unico ad avere un format per scrivere al Sindaco!
Anche questa difficoltà pratica, segnala quanto lontano sono dalla realtà quando immagino il primo Comune a rete, nel quale non solo ogni Comune ma anche ogni paese diventa un nodo della rete unica della Carnia. Sì, perché questo dovrebbe essere l’obiettivo finale della riforma, 120 nodi di identità di paese uniti nell’unica rete dell’identità carnica.
Qualche Sindaco mi ha giustamente obiettato che non si possono sopprimere i Comuni, che devono essere considerati presidi del territorio sotto il profilo sociale economico culturale e delle tradizioni, prima ancora che sotto l’aspetto idrogeologico. Sono assolutamente d’accordo!...
La mia non deve essere vista come una proposta di razionalizzazione, o di riduzione della spesa, anche se incidentalmente può portare a questi risultati. La mia deve essere vista soprattutto come una provocazione in positivo per una riflessione da fare assieme su una nuova organizzazione del territorio che abbia come riferimento la valorizzazione del “vivere in paese”. Troppo spesso i Sindaci sono e sono stati (mi metto nel novero) più preoccupati delle opere, che delle persone. Togliendo ai rappresentanti dei paesi il compito delle opere, (gestito a livello di Carnia) li porteremmo a misurarsi proprio sui temi dello sviluppo economico sociale e culturale del paese.
In un incontro alla facoltà di sociologia dell’Università di Trento, (sono passati vent’anni!) mi definivano il sindaco come “manager dello sviluppo economico sociale e culturale del proprio paese”, quanti di noi, sindaci ed ex sindaci, in questi anni possiamo dire di poterci riconoscere in questa definizione?...
E se fosse proprio questa la spiegazione del perché la Carnia è una montagna in ritardo di sviluppo, mentre altre montagne sono diventate delle eccellenze?
Anche questa difficoltà pratica, segnala quanto lontano sono dalla realtà quando immagino il primo Comune a rete, nel quale non solo ogni Comune ma anche ogni paese diventa un nodo della rete unica della Carnia. Sì, perché questo dovrebbe essere l’obiettivo finale della riforma, 120 nodi di identità di paese uniti nell’unica rete dell’identità carnica.
Qualche Sindaco mi ha giustamente obiettato che non si possono sopprimere i Comuni, che devono essere considerati presidi del territorio sotto il profilo sociale economico culturale e delle tradizioni, prima ancora che sotto l’aspetto idrogeologico. Sono assolutamente d’accordo!...
La mia non deve essere vista come una proposta di razionalizzazione, o di riduzione della spesa, anche se incidentalmente può portare a questi risultati. La mia deve essere vista soprattutto come una provocazione in positivo per una riflessione da fare assieme su una nuova organizzazione del territorio che abbia come riferimento la valorizzazione del “vivere in paese”. Troppo spesso i Sindaci sono e sono stati (mi metto nel novero) più preoccupati delle opere, che delle persone. Togliendo ai rappresentanti dei paesi il compito delle opere, (gestito a livello di Carnia) li porteremmo a misurarsi proprio sui temi dello sviluppo economico sociale e culturale del paese.
In un incontro alla facoltà di sociologia dell’Università di Trento, (sono passati vent’anni!) mi definivano il sindaco come “manager dello sviluppo economico sociale e culturale del proprio paese”, quanti di noi, sindaci ed ex sindaci, in questi anni possiamo dire di poterci riconoscere in questa definizione?...
E se fosse proprio questa la spiegazione del perché la Carnia è una montagna in ritardo di sviluppo, mentre altre montagne sono diventate delle eccellenze?
venerdì 14 agosto 2009
Dal problema montagna al problema Carnia.

Abbiamo sempre affrontato i problemi dello sviluppo del nostro territorio come “problema montagna”. Forse è il caso di modificare i termini e quindi la prospettiva, e di iniziare a parlare del “problema Carnia”.
Quando ci si riferisce ad un problema montagna sembra quasi si voglia affermare che la montagna costituisce un problema in quanto tale: montagna sinonimo di sottosviluppo. Eppure sappiamo tutti che ci sono montagne caratterizzate tutt’altro che da sottosviluppo. E comunque la montagna in sé non è un problema ma semmai una peculiarità che deve essere tenuta presente, nella risoluzione del problema e che potrebbe diventare un valore aggiunto.
Ai tempi del referendum i sostenitori della necessità della nuova Provincia enfatizzavano il vantaggio che sarebbe derivato da un nuovo istituto a democrazia diretta. Si dava la colpa del mancato sviluppo alla mancanza di democrazia diretta.
Montagna e democrazia sono sempre stati così utilizzati come alibi per non affrontare il problema del perché la Carnia sia ancora un territorio in ritardo di sviluppo. Eppure si tratta d’un territorio lambito dall’Austostrada Venezia-Monaco e quindi tutt’altro che marginale ma anzi al centro del sistema Europa. Un territorio con una viabilità interna discreta, un patrimonio edilizio rinnovato dopo il terremoto. Un territorio che, a detta di tutti i visitatori, ha avuto dalla natura e dalla storia caratteristiche distintive eccezionali, potenzialità turistiche sottoutilizzate. Un territorio con risorse umane ad alta scolarizzazione, ecc. ecc.
Ma tutti questi punti di forza non sono stati sufficienti a creare le condizioni per un adeguato sviluppo economico e sociale, che faccia del territorio una terra di elezione e non di emigrazione.
Come mai? Ci deve essere un elemento di debolezza, una criticità che neutralizza gli asset positivi! Certo! Ma il paradosso, a mio avviso, è che questo elemento, in sé costituirebbe un vantaggio competitivo. Si tratta dell’identità, del carnicismo, del sentirsi carnici. Un sentimento che, unendoci, dovrebbe costituire un punto di forza. Invece costituisce un punto di forza quando lo opponiamo agli altri, diventa elemento di debolezza quando lo viviamo al nostro interno. Quello che positivamente diventa orgoglio carnico e ci stimola nel confronto con gli altri, quando siamo tra noi diventa vuoto campanilismo, invidia in negativo, desiderio di demolire invece che di costruire. L’elemento in più diventa un problema, come capita alle volte ad un a squadra di calcio per la quale il vantaggio di avere un fuoriclasse, porta al risultato negativo di una squadra che non gira.
Che fare? Intanto sarebbe importante che ci trovassimo a condividere la diagnosi. Continuando a dire che il problema è della montagna o delle istituzioni, perdiamo solo tempo ad immaginare prognosi inutili. Se invece ci convinciamo che il problema è culturale, sarebbe più facile mettersi d’accordo su un progetto nuovo, per un nuovo percorso di rinascita. Avremmo finalmente capito da dove partire!...
Quando ci si riferisce ad un problema montagna sembra quasi si voglia affermare che la montagna costituisce un problema in quanto tale: montagna sinonimo di sottosviluppo. Eppure sappiamo tutti che ci sono montagne caratterizzate tutt’altro che da sottosviluppo. E comunque la montagna in sé non è un problema ma semmai una peculiarità che deve essere tenuta presente, nella risoluzione del problema e che potrebbe diventare un valore aggiunto.
Ai tempi del referendum i sostenitori della necessità della nuova Provincia enfatizzavano il vantaggio che sarebbe derivato da un nuovo istituto a democrazia diretta. Si dava la colpa del mancato sviluppo alla mancanza di democrazia diretta.
Montagna e democrazia sono sempre stati così utilizzati come alibi per non affrontare il problema del perché la Carnia sia ancora un territorio in ritardo di sviluppo. Eppure si tratta d’un territorio lambito dall’Austostrada Venezia-Monaco e quindi tutt’altro che marginale ma anzi al centro del sistema Europa. Un territorio con una viabilità interna discreta, un patrimonio edilizio rinnovato dopo il terremoto. Un territorio che, a detta di tutti i visitatori, ha avuto dalla natura e dalla storia caratteristiche distintive eccezionali, potenzialità turistiche sottoutilizzate. Un territorio con risorse umane ad alta scolarizzazione, ecc. ecc.
Ma tutti questi punti di forza non sono stati sufficienti a creare le condizioni per un adeguato sviluppo economico e sociale, che faccia del territorio una terra di elezione e non di emigrazione.
Come mai? Ci deve essere un elemento di debolezza, una criticità che neutralizza gli asset positivi! Certo! Ma il paradosso, a mio avviso, è che questo elemento, in sé costituirebbe un vantaggio competitivo. Si tratta dell’identità, del carnicismo, del sentirsi carnici. Un sentimento che, unendoci, dovrebbe costituire un punto di forza. Invece costituisce un punto di forza quando lo opponiamo agli altri, diventa elemento di debolezza quando lo viviamo al nostro interno. Quello che positivamente diventa orgoglio carnico e ci stimola nel confronto con gli altri, quando siamo tra noi diventa vuoto campanilismo, invidia in negativo, desiderio di demolire invece che di costruire. L’elemento in più diventa un problema, come capita alle volte ad un a squadra di calcio per la quale il vantaggio di avere un fuoriclasse, porta al risultato negativo di una squadra che non gira.
Che fare? Intanto sarebbe importante che ci trovassimo a condividere la diagnosi. Continuando a dire che il problema è della montagna o delle istituzioni, perdiamo solo tempo ad immaginare prognosi inutili. Se invece ci convinciamo che il problema è culturale, sarebbe più facile mettersi d’accordo su un progetto nuovo, per un nuovo percorso di rinascita. Avremmo finalmente capito da dove partire!...
martedì 11 agosto 2009
E gli attuali Comuni?
Con la costituzione del Comune Unico della Carnia che ne sarà degli attuali Comuni?
Il Dlgs 297/2000 all’art. 16 prevede già che nei comuni istituiti mediante fusione di due o più comuni contigui lo statuto comunale può prevedere l'istituzione di municipi nei territori delle comunità di origine o di alcune di esse. Stabilisce anche che lo statuto e il regolamento disciplinano l'organizzazione e le funzioni dei municipi, potendo prevedere anche organi eletti a suffragio universale diretto.
Gia la legislazione vigente prefigura quindi un Comune articolato in Municipi, entrambi a suffragio universale. Nel nostro caso avremo quindi la possibilità di eleggere direttamente sia i rappresentanti nel Municipio ex Comune che quelli del Comune Carnia. Se poi, tornando alla storia, ai Municipi attribuissimo invece il nome di Comunità, potremmo immaginare 28 Presidenti di Comunità che formano il Consiglio del nuovo Comune, con il Sindaco ad elezione diretta.
Ai sensi del comma 6 dell’art.27 dello stesso Dlgs avremmo poi che “al comune montano nato dalla fusione dei Comuni il cui territorio coincide con quello di una comunità montana sono assegnate le funzioni e le risorse attribuite alla stessa in base a norme comunitarie, nazionali e regionali”.
Se poi ritenessimo di non essere ancora preparati per un passaggio del genere, si può percorrere la strada dell’Unione dei Comuni prevista dall’art. 32, ma non come escamotage per avere qualche contributo in più, come è avvenuto in questi anni, ma organizzando l’Unione dei Comuni della Carnia, come propedeutica alla fusione nel Comune unico.
Il Dlgs 297/2000 all’art. 16 prevede già che nei comuni istituiti mediante fusione di due o più comuni contigui lo statuto comunale può prevedere l'istituzione di municipi nei territori delle comunità di origine o di alcune di esse. Stabilisce anche che lo statuto e il regolamento disciplinano l'organizzazione e le funzioni dei municipi, potendo prevedere anche organi eletti a suffragio universale diretto.
Gia la legislazione vigente prefigura quindi un Comune articolato in Municipi, entrambi a suffragio universale. Nel nostro caso avremo quindi la possibilità di eleggere direttamente sia i rappresentanti nel Municipio ex Comune che quelli del Comune Carnia. Se poi, tornando alla storia, ai Municipi attribuissimo invece il nome di Comunità, potremmo immaginare 28 Presidenti di Comunità che formano il Consiglio del nuovo Comune, con il Sindaco ad elezione diretta.
Ai sensi del comma 6 dell’art.27 dello stesso Dlgs avremmo poi che “al comune montano nato dalla fusione dei Comuni il cui territorio coincide con quello di una comunità montana sono assegnate le funzioni e le risorse attribuite alla stessa in base a norme comunitarie, nazionali e regionali”.
Se poi ritenessimo di non essere ancora preparati per un passaggio del genere, si può percorrere la strada dell’Unione dei Comuni prevista dall’art. 32, ma non come escamotage per avere qualche contributo in più, come è avvenuto in questi anni, ma organizzando l’Unione dei Comuni della Carnia, come propedeutica alla fusione nel Comune unico.
giovedì 30 luglio 2009

DIAMO UN FUTURO ALLA SPERANZA
LA CARNIA NON TACE
Il commissariamento della Comunità montana della Carnia da parte della Giunta regionale (Presidente Tondo) in vista di una sua soppressione è un insulto alla democrazia di un popolo, che ha fatto della autonomia e dell’autodeterminazione una sua bandiera sin dalla Repubblica libera del 1944 e ancora prima.
Non accettiamo che un proconsole mandato da Trieste decida per noi.
Rispondiamo pacificamente a questa sfida per la DIGNITA’ DELLA CARNIA con un
GIRO…..TONDO
GIOVEDI’ 6 AGOSTO 2009
Alle ore 18
Nel piazzale della Comunità montana in
Via Carnia Libera 1944
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare
I promotori
Massimo Peresson, consigliere provinciale di Udine
Pasquale D’Avolio, consigliere comunale di Paularo
c.i.p. Via Spinotti 1, Tolmezzo Tolmezzo 31 luglio 2009
LA CARNIA NON TACE
Il commissariamento della Comunità montana della Carnia da parte della Giunta regionale (Presidente Tondo) in vista di una sua soppressione è un insulto alla democrazia di un popolo, che ha fatto della autonomia e dell’autodeterminazione una sua bandiera sin dalla Repubblica libera del 1944 e ancora prima.
Non accettiamo che un proconsole mandato da Trieste decida per noi.
Rispondiamo pacificamente a questa sfida per la DIGNITA’ DELLA CARNIA con un
GIRO…..TONDO
GIOVEDI’ 6 AGOSTO 2009
Alle ore 18
Nel piazzale della Comunità montana in
Via Carnia Libera 1944
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare
I promotori
Massimo Peresson, consigliere provinciale di Udine
Pasquale D’Avolio, consigliere comunale di Paularo
c.i.p. Via Spinotti 1, Tolmezzo Tolmezzo 31 luglio 2009
lunedì 27 luglio 2009
Ripartire dall'identità.
Leggo da un documento dell’UNCEM che la fusione tra piccoli Comuni contermini può essere proposta soltanto da uomini senza storia e geografia. Il giudizio mi pare condivisibile quando si parla di costituire i comuni di vallata: aggregazioni tra realtà che non spesso non hanno nulla da condividere né sul piano della storia né su quello delle relazioni attuali. Ma nel nostro caso è invece proprio la storia e la geografia e portarci a pensare alla Carnia come un unico Comune.
Che il territorio costituisca una entità geografica chiaramente definita e fuori discussione.
Sul piano storico citando da Furio Bianco in “Comunità di Carnia” fu con la conquista napoleonica che “alla tradizionale polverizzazione sul territorio di piccole entità amministrative, separate ed autonome le une alle altre, gelose delle proprie prerogative, si sostituì la politica dell’accorpamento amministrativo, di più villaggi contermini”.
Prima la struttura amministrativa della Carnia aveva come base la comunità degli abitanti dei villaggi. La Comunità di Carnia era fatta da tante comunità di villaggio. Si può celebrare in questi anni il bicentenario della nascita dei Comuni. Ma non sono bastati duecento anni a creare l’identità di Comune, resiste ancora e prevale l’identità di villaggio.
Possiamo proseguire sulla linea napoleonica, realizzando ulteriori accorpamenti o tornare a quella che era la vera identità della Carnia e pensare ad un unico Comune costituito da tante Comunità di paese, puntando a valorizzare il patrimonio culturale della nostra identità.
Possiamo proseguire sulla linea napoleonica, realizzando ulteriori accorpamenti o tornare a quella che era la vera identità della Carnia e pensare ad un unico Comune costituito da tante Comunità di paese, puntando a valorizzare il patrimonio culturale della nostra identità.
sabato 25 luglio 2009
Carnia, un solo Comune.
Carnia, un solo Comune.
La mia non è una proposta politica, non ho alcuna veste per farla. E’ una proposta culturale, perché ogni cittadino dovrebbe porsi il problema del futuro della sua terra. Come proposta culturale può anche non essere immediatamente realizzabile, ma limitarsi a indicare una direzione, percorso. Leggo che Berlusconi chiede idee per “l’Italia che amiano”, io, più modestamente mi fermo al piano de’ “La Carnia che amiamo”.
Le obiezioni che mi sono pervenute e che mi sono state fatte oralmente, mi hanno confermato paradossalmente che l’idea è molto meno provocatoria di quanto possa sembrare. Mizzaro restando sul piano della provocazione dice: ma allora perché non facciamo anche il Comune della Bassa friulana… Perché la bassa non ha il vantaggio che abbiamo noi di avere una identità, potrei dire, ma il fatto non ci riguarda. La mia proposta è una soluzione che consente grossi risparmi di struttura da riversare in vantaggi per i cittadini, come sottolinea Deotto. Ma al di là dei risparmi è una proposta dalla quale derivano solo vantaggi per il territorio, a partire da quello di dare un supporto istituzionale al valore dell’identità carnica.
Scrive Titta De Stalis: così, si danneggerebbero ulteriormente le periferie. Al contrario! I piccoli comuni di periferia, finiti i vantaggi derivanti dalla gestione del bosco, per garantirsi le condizioni minime di struttura per la sopravvivenza, saranno costretti ad aumentare le tasse locali. Il Comune Carnia nella sua autonomia può diversificare la tassazione sul territorio, favorendo i residenti nelle zone più periferiche. Un unico piano regolatore, può favorire gli insediamenti nelle periferie, un unico piano di edilizia privata può incentivare il recupero del patrimonio edilizio oggi inutilizzato…
Ma perderemmo in termini di servizi… Mantenendo gli attuali Municipi, come centri di contatto con i cittadini, ed investendo sulle reti telematiche, i cittadini finirebbero per non accorgersi neppure della rivoluzione. Se non per il miglioramento dei servizi!.... Ma già oggi con Carnia Acque…Appunto, abbiamo già centralizzato alcuni servizi, creando inutili carrozzoni, per favorire i disservizi. Un unico servizio manutenzioni del Comune Carnia, con centri di intervento dislocati in periferia, garantirebbe una maggiore efficienza nella gestione del servizio idrico come di altri servizi, dal fognario, alla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione delle strade, conglobando anche le attuali provinciali di collegamento tra i Comuni. Ma forse i vantaggi maggiori deriverebbero soprattutto nel fatto che avremmo finalmente una organismo capace di elaborare e di gestire per il territorio delle politiche sociali, culturali, di sviluppo turistico ed economico in generale…
Passando dal culturale al politico, si potrebbe anche immaginare un percorso per gradi, con un primo passaggio attraverso quello che l’UNCEM chiama il Comune dei Comuni. Senza sopprimere immediatamente nulla, si potrebbe immaginare un nuovo Comune di nome Carnia, con sede nel Palazzo Linussio, erede della Comunità Carnica, al quale per legge (e quindi obbligatoriamente!) e per gradi (con scadenze stabilite in legge) gli attuali Comuni trasferiscono le competenze. Se alla fine, per evitare qualche suscettibilità, invece che trasformare gli attuali Comuni in circoscrizioni, li si lasciasse con nome e gonfalone, con il solo compito di animazione del loro territorio, e il nuovo assumesse la qualifica di Comune Montano ai sensi della 142, il risultato in fondo non cambierebbe.
Il problema infatti non è nominalistico ma di competenze. Dare la croce del loro fallimento alle Comunità Montane mi sembra ingiusto. Chi le ha volute in questo modo, le aveva votate sin dalle origini al fallimento. Che senso ha infatti un Organismo chiamato ad elaborare piani che non hanno nessun valore cogente, a cui nessuno è obbligato ad adeguarsi?…
La mia non è una proposta politica, non ho alcuna veste per farla. E’ una proposta culturale, perché ogni cittadino dovrebbe porsi il problema del futuro della sua terra. Come proposta culturale può anche non essere immediatamente realizzabile, ma limitarsi a indicare una direzione, percorso. Leggo che Berlusconi chiede idee per “l’Italia che amiano”, io, più modestamente mi fermo al piano de’ “La Carnia che amiamo”.
Le obiezioni che mi sono pervenute e che mi sono state fatte oralmente, mi hanno confermato paradossalmente che l’idea è molto meno provocatoria di quanto possa sembrare. Mizzaro restando sul piano della provocazione dice: ma allora perché non facciamo anche il Comune della Bassa friulana… Perché la bassa non ha il vantaggio che abbiamo noi di avere una identità, potrei dire, ma il fatto non ci riguarda. La mia proposta è una soluzione che consente grossi risparmi di struttura da riversare in vantaggi per i cittadini, come sottolinea Deotto. Ma al di là dei risparmi è una proposta dalla quale derivano solo vantaggi per il territorio, a partire da quello di dare un supporto istituzionale al valore dell’identità carnica.
Scrive Titta De Stalis: così, si danneggerebbero ulteriormente le periferie. Al contrario! I piccoli comuni di periferia, finiti i vantaggi derivanti dalla gestione del bosco, per garantirsi le condizioni minime di struttura per la sopravvivenza, saranno costretti ad aumentare le tasse locali. Il Comune Carnia nella sua autonomia può diversificare la tassazione sul territorio, favorendo i residenti nelle zone più periferiche. Un unico piano regolatore, può favorire gli insediamenti nelle periferie, un unico piano di edilizia privata può incentivare il recupero del patrimonio edilizio oggi inutilizzato…
Ma perderemmo in termini di servizi… Mantenendo gli attuali Municipi, come centri di contatto con i cittadini, ed investendo sulle reti telematiche, i cittadini finirebbero per non accorgersi neppure della rivoluzione. Se non per il miglioramento dei servizi!.... Ma già oggi con Carnia Acque…Appunto, abbiamo già centralizzato alcuni servizi, creando inutili carrozzoni, per favorire i disservizi. Un unico servizio manutenzioni del Comune Carnia, con centri di intervento dislocati in periferia, garantirebbe una maggiore efficienza nella gestione del servizio idrico come di altri servizi, dal fognario, alla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione delle strade, conglobando anche le attuali provinciali di collegamento tra i Comuni. Ma forse i vantaggi maggiori deriverebbero soprattutto nel fatto che avremmo finalmente una organismo capace di elaborare e di gestire per il territorio delle politiche sociali, culturali, di sviluppo turistico ed economico in generale…
Passando dal culturale al politico, si potrebbe anche immaginare un percorso per gradi, con un primo passaggio attraverso quello che l’UNCEM chiama il Comune dei Comuni. Senza sopprimere immediatamente nulla, si potrebbe immaginare un nuovo Comune di nome Carnia, con sede nel Palazzo Linussio, erede della Comunità Carnica, al quale per legge (e quindi obbligatoriamente!) e per gradi (con scadenze stabilite in legge) gli attuali Comuni trasferiscono le competenze. Se alla fine, per evitare qualche suscettibilità, invece che trasformare gli attuali Comuni in circoscrizioni, li si lasciasse con nome e gonfalone, con il solo compito di animazione del loro territorio, e il nuovo assumesse la qualifica di Comune Montano ai sensi della 142, il risultato in fondo non cambierebbe.
Il problema infatti non è nominalistico ma di competenze. Dare la croce del loro fallimento alle Comunità Montane mi sembra ingiusto. Chi le ha volute in questo modo, le aveva votate sin dalle origini al fallimento. Che senso ha infatti un Organismo chiamato ad elaborare piani che non hanno nessun valore cogente, a cui nessuno è obbligato ad adeguarsi?…
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